... con Claudio Di Prete di Giulio Valenti

L'ex attaccante del Poggibonsi Claudio Di Prete, sull'esordio in giallo rosso :"Mi tornano alla mente il notevole entusiasmo per i colori e un avvio di campionato strabiliante per una matricola".
02.04.2020 15:45 di Antonio Bruno   Vedi letture
Fonte: U.S. Poggibonsi Ufficio Stampa Giulio Valenti
... con Claudio Di Prete di Giulio Valenti

Claudio Di Prete rappresenta nell'immaginario dei sostenitori giallorossi un simbolo per due epoche: la serie D ritrovata nei primi anni Settanta e il salto storico in C2 sul finire degli Ottanta. Classe 1953, estro e fantasia per i sogni di ascesa del Poggibonsi, Di Prete rivive il suo viaggio dagli inizi correndo sempre e inevitabilmente con la memoria dalle parti di viale Marconi.

A quando risalgono i primissimi contatti con il pallone?

"Bisogna tornare al tempo degli oratori come luoghi di aggregazione per i più piccoli, sempre pronti a cimentarsi in interminabili partite. Nel mio caso, le parrocchie di San Francesco e di San Martino, a Pisa".

Poi la Fiorentina...

"Sì, l'adolescenza vissuta con il giglio sul petto, da attaccante. Vincemmo lo scudetto Primavera, nel 1970-71. Un gran risultato per il vivaio viola. Allenatore era Sergio Cervato, uno dei protagonisti del tricolore della Fiorentina nel 1956. In squadra con me anche ragazzi destinati alla massima serie, Caso, Tendi, Rosi e i portieri Pellicano' e Mattolini".

Proprio in quel periodo, il Poggibonsi cominciò a metterle gli occhi addosso...

"Esattamente nella stagione successiva, al Torneo internazionale di Viareggio 1972 nella finale per il terzo posto tra noi della Fiorentina e gli argentini del Boca Juniors. Perdemmo, col punteggio di 2-1, ma riuscii a togliermi la soddisfazione personale dell'unico gol della mia squadra in quella sfida". 

Tutto avvenne alla presenza in tribuna di addetti ai lavori di vari club, compreso il Poggibonsi, allora in Promozione e in corsa per la D...

"Il dirigente Umberto Casamonti, che aveva deleghe per il calciomercato, e l'allenatore Uliano Vettori, dettero il via a una sorta di corteggiamento che sarebbe poi sfociato nel mio passaggio al Poggibonsi, salito intanto in D, per il 1972-73. Insieme con altri miei compagni d'avventura nella Fiorentina, ovvero Bozzi, Tafi, Fulignati".

Cosa ricorda della sua esperienza di esordio?

"Rivedo le amichevoli estive a Colle di Val d'Elsa, a Volterra. Contenuti agonistici assai elevati ed erano soltanto match di agosto. Pensai: 'In contesti del genere, o diventi davvero un giocatore oppure nella vita ti devi dedicare ad altro'. Mi tornano alla mente il notevole entusiasmo per i colori e un avvio di campionato strabiliante per una matricola. Tre vittorie consecutive in apertura e con realtà prestigiose, Entella Chiavari, Grosseto e Pistoiese. Avevamo in gruppo Bruno Gattai, il nostro numero 11 che sapeva segnare alla maniera di Gigi Riva, senza esagerazioni. E poi Kostner, Bracci, Dugini, componenti di un bellissimo collettivo, capace di distinguersi per un girone di andata splendido, salvo poi accusare un calo di rendimento nel ritorno".

Una prodezza di Claudio Di Prete della quale serbare memoria?

"In casa contro il Pontedera. Un tiro vincente dal vertice destro dell'area. Il mio primo centro con la maglia del Poggibonsi".

Nocerina, Alessandria, Sanremese, Trento, Rondinella, Pistoiese, le altre tappe del tragitto professionistico. E di nuovo Poggibonsi...

"Nel 1986-87 il mio ritorno, a distanza di tredici anni. Ritrovai un ambiente dai programmi chiari, definiti, con una dirigenza solida e con Uliano Vettori ancora al timone. Il tecnico che mi aveva voluto dalla Fiorentina baby per le mie potenzialità in prospettiva".

E prese il via quel triennio. Momenti di magia, di gioia autentica, uniti al dolore per la perdita di Stefano Lotti...

"Un clima che definirei affettuoso tra noi calciatori, la società, i tifosi. Una città nel suo insieme a spingere i colori verso il traguardo chiamato C2. Riuscimmo nell'impresa nel 1988 e dedicammo il successo a Stefano, che era il nostro alfiere, unico nel modo di fornire slancio alle speranze di successo del gruppo grazie a una dedizione incrollabile. Non dimentico i viaggi in treno, le carrozze colorate di giallorosso, come diceva proprio Stefano, quando salivamo a bordo dalle stazioni dei circondari pisano e livornese per raggiungere Poggibonsi durante la settimana di allenamenti". 

In mezzo anche lo spareggio al Renato Curi del 17 maggio 1987...

"Incontri del genere li decidono gli episodi. Noi, al termine di un'annata vissuta quasi sempre al comando e da imbattuti, avemmo la possibilità di conquistare la C2 nei 90 minuti, ma non sfruttammo la palla gol. Può capitare. Il Gubbio ci riuscì e scrisse la storia".

Un Gubbio che Di Prete aveva pure 'giustiziato', con un calcio di punizione da applausi a Poggibonsi il 7 dicembre 1986...

"Sì, ricevo ancora oggi i complimenti per aver battuto il portiere Cacciatori con un tiro potente e preciso. In realtà era l'intero collettivo l'artefice del prodigio che si stava materializzando nell'annata poi entrata in archivio amaramente a Perugia".

Ed eccoci al 1988-89. Poggibonsi, serie C2, con capitan Di Prete...

"A 35 anni mi apprestavo all'ultima stagione in campo professionistico. In pratica, il nucleo base dell'Interregionale si era trasferito nella categoria superiore con alcuni innesti mirati. Un altro torneo di valore, impreziosito dalla vittoria col Siena. Raggiunsi e superati le 100 presenze nel Poggibonsi e il presidente Alberto Secchi mi consegnò un riconoscimento, così come ad altri compagni di questa speciale classifica della fedeltà ai colori".