Un passivo troppo severo ma veritiero: l'Arezzo affonda tra errori individuali e limiti di manovra.

La squadra di Bucchi si spegne alla distanza. Pattarello svanisce dopo un buon avvio, la traversa di Ionita grida vendetta.
22.09.2026 16:33 di  Antonio Bruno   vedi letture
Fonte: La Redazione di Sport a Km 0
Un passivo troppo severo ma veritiero: l'Arezzo affonda tra errori individuali e limiti di manovra.

Il pesante 1-4 con cui il Sudtirol ha espugnato il Comunale non è soltanto il frutto della superiorità collettiva degli altoatesini, ma fotografa in modo impietoso i limiti e le amnesie strutturali di un Arezzo incapace di reggere l'urto nei momenti chiave del match. Se a Verona la squadra era affondata dopo l'espulsione di Illanes, stavolta il naufragio è collettivo, figlio di errori individuali grossolani e di una manovra che si è spenta con il passare dei minuti.

La chiave di volta della partita, l'episodio che ha letteralmente schiodato l'equilibrio di un primo tempo bloccato, porta la firma congiunta di Coppolaro e Nunziante. Un retropassaggio scriteriato e una gestione dilettantesca della palla hanno spalancato le porte al vantaggio ospite firmato da Rispoli, spegnendo le certezze amaranto e aprendo il campo alla mattanza tattica del Sudtirol. Da quel momento in poi, la squadra ha perso compattezza mentale e geometrica.

Nel motore della squadra, elementi d'esperienza come Ionita hanno vissuto un pomeriggio di totale sofferenza, faticando a fare argine in mediana e macchiandosi dell'errore sottoporta più pesante della ripresa: quella traversa colpita da due metri che avrebbe potuto clamorosamente riaprire la partita sul momentaneo 0-2, cambiando forse il volto del finale di gara. Sulla corsia offensiva, Pattarello ha offerto un buon impatto nei primi venti minuti, prima di eclissarsi progressivamente e finire risucchiato nella morsa della retroguardia avversaria.

La nota parzialmente positiva della giornata arriva dalla panchina. I cambi inseriti da Bucchi nella ripresa — con Chierico in regia, Leone e soprattutto un pimpante Arena — hanno provato a dare un briciolo di vivacità a una manovra altrimenti sterile, trovando anche la combinazione vincente che ha permesso a Mancuso di timbrare un gol da attaccante di razza, con una torsione e un diagonale pregevoli. Troppo poco, tuttavia, per mascherare una giornata storta su tutta la linea, dove i limiti tecnici e caratteriali sono emersi in tutta la loro gravità, lasciando al tecnico molto su cui lavorare in vista dei prossimi impegni.