L’EDITORIALE DI ANTONIO BRUNO / L'Arezzo ha ritrovato l'anima, ora serve il cinismo dei grandi

Contro la Cremonese si è vista una squadra viva, intensa e affamata: la prestazione c’è tutta, ma per vincere le partite stregate occorre cattiveria sotto porta.
12.10.2026 09:39 di  Antonio Bruno   vedi letture
Fonte: Antonio Bruno sportakm0.com
L’EDITORIALE DI ANTONIO BRUNO / L'Arezzo ha ritrovato l'anima, ora serve il cinismo dei grandi

Arezzo e quel centimetro che separa l'applauso dalla vittoria

C c’è un’immagine che più di ogni altra sintetizza il sabato del "Città di Arezzo", è quella palla che fa la "barba" alla traversa sul sinistro a botta sicura di Mancuso. Un sospiro collettivo lungo un secondo, strozzato in gola a un intero stadio. Lo 0-0 contro la Cremonese non è un semplice punto mosso in classifica dopo i passaggi a vuoto con Palermo e Sudtirol; è la prova provata che l’Arezzo di Cristian Bucchi ha una struttura, un'identità precisa e, soprattutto, un’anima battagliera.

Dal punto di vista del gioco e dell'atteggiamento, la risposta della squadra è stata incontestabile. Se il primo tempo era vissuto sul filo di un pragmatismo necessario – fatto di linee strette, densità centrale e attesa per non concedere campo a una corazzata come quella di Pecchia –, la ripresa ha mostrato il volto migliore di questa squadra. Alzare il baricentro di venti metri, soffocare le fonti di gioco grigiorosse e provocare l'inevitabile sbandata avversaria (leggi l'espulsione di Pezzella) è stato il frutto di una mentalità coraggiosa. L'Arezzo ha corso con criterio, ha lottato su ogni seconda palla e ha espresso a tratti un calcio fluido, impreziosito dalle trame verticali di Chierico e dalla spinta costante di Righetti.

E allora cosa è mancato davvero per trasformare una bella serata in una vittoria memorabile? La risposta sta tutta nella mancanza di cinismo e nella scarsa lucidità al momento dell'impatto decisivo. Calciare ventun volte verso la porta avversaria e centrare lo specchio soltanto in due circostanze è un dato statistico che non perdona e che spiega meglio di mille parole il verdetto del campo. È mancata quella "fame da gol" che trasforma una mezza occasione in rete, quel veleno negli ultimi sedici metri che distingue le squadre buone da quelle spietate. Tavernelli ha sulla coscienza il pallone del vantaggio da due passi, Cerri ha trovato sulla sua strada un super Fulignati, e Mancuso si è visto negare la gioia del gol solo dalla precisione che è mancata per un pugno di millimetri.

Quando crei così tanto contro una big del campionato, la partita devi stapparla. Se non lo fai, il rischio di restare con il cerino in mano è altissimo. Ma al netto dell'amarezza per due punti lasciati per strada, la strada tracciata da Bucchi è quella giusta. E a decretarlo, meglio di qualsiasi lavagna tattica, è stato il popolo amaranto.

In chiusura, infatti, una menzione d'onore d'obbligo va fatta per gli spalti: la cornice straordinaria dei 7.500 spettatori che hanno stipato il "Città di Arezzo" è stata il vero show della giornata. Un pubblico caldo, maturato, che ha capito il momento della squadra, la spinta nel momento del massimo assalto e che a fine gara ha salutato i ragazzi con un lungo e meritato applauso. Questo Arezzo ha dimostrato di avere il gioco e il cuore; con un pizzico di cattiveria sotto porta in più, la gente del "Comunale" potrà divertirsi davvero.