Arezzo in crescita: il 4-3-3 di Bucchi convince, ma la stanchezza frena il sogno contro l'Atalanta di Sarri
Test a due facce per l'Arezzo: la mano di Bucchi si vede, la fatica nelle gambe pesa nel finale di Zingonia
Il fine settimana di lavoro intenso in terra lombarda ha offerto a mister Cristian Bucchi e a tutto l'ambiente amaranto indicazioni preziose, confermando una costante e confortante crescita della squadra sotto il profilo del gioco, dell'identità tattica e della tenuta atletica. Impegnato in un back-to-back probante nel giro di meno ventiquattro ore, l'Arezzo ha affrontato due realtà calcistiche profondamente differenti per categoria, struttura e filosofie di gioco, offrendo risposte importanti che certificano la bontà del lavoro svolto fin qui in ritiro.
La prima tappa di questo tour de force ha visto gli amaranto opposti alla Folgore Caratese in quel di Clusone, un test caratterizzato da ritmi agonistici spigolosi e da una resistenza difensiva avversaria complessa da scardinare. In questa sfida, schierato con il consueto 4-3-3, l'Arezzo ha cercato con insistenza di fare la partita, evidenziando una manovra fluida ma pagando dazio a un episodio nella ripresa – propiziato da un'uscita imperfetta e concretizzato dal guizzo di Ciravegna – a cui la squadra ha comunque reagito immediatamente grazie alla fiammata di Varela, abile a raccogliere l'invito di Mawuli per l'1-1 finale. È emersa in questa fase la difficoltà naturale di sbloccare gare bloccate contro blocchi bassi, un banco di prova fondamentale per registrare i meccanismi di palleggio e la rapidità di transizione.
Decisamente diverso, per palcoscenico e spessore tecnico, il test successivo andato in scena a Zingonia contro l'Atalanta guidata da mister Maurizio Sarri. Sotto una pioggia di stimoli e contro una corazzata di Serie A, l'Arezzo ha disputato un primo tempo semplicemente eccezionale. Copioni tattici interpretati alla perfezione: squadra corta, aggressiva, capace di chiudere ogni linea di passaggio e di imbrigliare la manovra nerazzurra. Il micidiale uno-due firmato in avvio dal gioiello di Arena e dal pregevole colpo di testa di Illanes su corner ha legittimato una prima frazione giocata con personalità e baricentro alto, sfiorando anche il tris con Cerri.
Tuttavia, alla lunga, sul banco degli imputati – o meglio, dei fattori determinanti – è salita la pesantezza della fatica accumulata nelle gambe. Affrontare un tour de force di questa portata, unito alla profondità e alla qualità straripante dei cambi a disposizione di una squadra di massima serie nella ripresa (con l'ingresso di elementi del calibro di Sulemana, Ederson e Krstović), ha inevitabilmente modificato l'inerzia del campo. L'Arezzo ha accusato il colpo sul piano fisico, indietreggiando il baricentro e subendo la rimonta nerazzurra fino al definitivo 3-2. Nonostante il passivo e la stanchezza affiorata nel finale – mitigata comunque dall'orgoglioso sussulto d'orgoglio e dal colpo di testa di Cianci stampatosi di poco alto –, la prova di Zingonia lascia in eredità la consapevolezza di un gruppo in salute, capace di giocarsela a viso aperto e di assimilare con rapidità i dettami tattici del proprio allenatore.
