Quando il calcio diventa poesia: il piccolo Fleetwood elimina l'Arsenal e scrive la leggenda
Quando il calcio diventa poesia: il piccolo Fleetwood elimina l'Arsenal e scrive la leggenda
Ci sono storie che il pallone racconta solo quando decide di togliersi la giacca a vento del business e di indossare gli abiti buoni della favola popolare. L’Inghilterra e le sue coppe hanno questo superpotere: trasformare la notte di un martedì qualunque in un romanzo epico. L’ultima perla in ordine di tempo arriva dalla Carabao Cup, dove il Fleetwood Town – club della quarta serie inglese – è riuscito nell’incredibile, folle, irripetibile impresa di buttare fuori l’Arsenal.
83 posizioni di differenza e un destino chiamato Highbury
I numeri, di solito, servono a mettere ordine nella realtà. In questo caso, sembrano fantascienza. Da una parte l’Arsenal, secondo in Premier League e corazzata planetaria; dall’altra il Fleetwood, impantanato al 18° posto in League Two (il quarto livello del calcio inglese, professionistico ma distante anni luce dai riflettori che contano). Ballano 83 posizioni nel ranking del calcio di Sua Maestà.
Eppure, in campo, l’abisso è svanito. Teatro della sfida è l’Highbury Stadium, uno stadio che già nel nome fa vibrare il cuore di ogni tifoso dei Gunners, evocando ricordi leggendari. Ma stavolta lo stadio di casa tinge la favola d’azzurro: i padroni di casa la sbloccano dopo appena 21 minuti, mettendo i brividi a una corazzata ferita. L’Arsenal la pareggia a inizio ripresa, al 50’, con la forza dirompente di Gyokeres, ma la gara si complica quando i Gunners rimangono in dieci per il cartellino rosso sventolato al giovanissimo Dowman.
Si combatte colpo su colpo fino al novantesimo. Niente tempi supplementari, come vuole la tradizione della Carabao Cup: si va dritti ai calci di rigore. La tensione si taglia con il coltello. Il Fleetwood fa cinquina: cinque su cinque perfetti. Dall'altra parte, il sogno dell'Arsenal si infrange sull'errore dal dischetto di Bruno Guimaraes. È apoteosi.
Da 26 mila abitanti ai libri di storia: la casa di Vardy
Per comprendere la portata di questa notte bisogna rimpicciolire la mappa e guardare dove tutto ha origine. Fleetwood è una cittadina di appena 26 mila abitanti, un puntino sulla costa che nella sua storia non era mai andata oltre la terza divisione. Nel 1997 il club è stato rifondato; tra il 2004 e il 2014 ha inanellato nove promozioni in dieci anni, scalando la piramide del calcio inglese con la fame di chi non ha nulla da perdere.
E a proposito di fame, impossibile non ricordare che proprio qui, nella stagione 2011-2012, un certo Jamie Vardy ha fatto il vuoto segnando 31 gol in National League (l'equivalente della nostra Serie D). È partito da questo campetto di provincia per poi scrivere la storia immortale del Leicester in Premier League. Evidentemente, da queste parti l'aria profuma di imprese impossibili.
Alla fine, tra lacrime di gioia, abbracci e cori che resteranno scolpiti nella memoria collettiva, il piccolo Fleetwood ci ha ricordato perché amiamo questo sport: perché per novanta minuti, su un campo di periferia, Davide può ancora sconfiggere Golia. E la poesia, per una notte, vince sui milioni.
