L’urlo di Genova e la certezza Bucchi: un Arezzo da applausi guarda al Benevento
La svolta dell'Arezzo passa da Marassi: qualità sotto porta e personalità da Serie B
Arezzo Calcio alla vigilia del confronto interno con il Benevento: la gioia dell’allenatore al triplice fischio di Sampdoria-Arezzo era diversa dal solito — intensa, liberatoria, quasi rabbiosa. Nell’undici titolare Cristian Bucchi aveva schierato sette debuttanti in Serie B e otto elementi che fino a pochi mesi fa militavano in C. Eppure la prestazione è stata convincente per organizzazione, spirito e personalità. Ci saranno ancora passaggi complicati, legnate da digerire e aggiustamenti da trovare, ma quell’esultanza sopra le righe davanti al settore ospiti tradiva la soddisfazione di chi sa che si può coltivare profonda fiducia.
Quell’immagine chiude un segmento del percorso di un allenatore arrivato nel febbraio 2025, quando trovò una squadra spenta, imballata e in evidente difficoltà. Bucchi ne ha rianimato l'ambiente e riscritto il DNA con un 4-3-3 dinamico, moderno e coraggioso. A due mesi dall’esordio in B, i segnali sono estremamente incoraggianti: 10 punti in sette giornate, affrontate con ben quattro trasferte e soltanto tre gare interne. Ad agosto chiunque avrebbe firmato con il sangue per un avvio del genere. Spiccano le tre perle esterne conquistate su campi storici come Avellino, Empoli e Sampdoria.
Quella di Genova, per come è maturata e per i dettagli che la mettono in cornice, ha un peso specifico enorme. L’Arezzo ha giocato da squadra vera, reagendo allo svantaggio subito dopo appena 8 minuti senza mai smarrire equilibrio e convinzione. La prima storica vittoria degli amaranto contro i blucerchiati al "Ferraris" di Marassi è un evento che resterà impresso negli annali e nella memoria dei 1.472 tifosi saliti in Liguria, oltre che dei tantissimi incollati davanti alla TV.
Analizzare una partita simile soltanto con le statistiche sarebbe riduttivo, ma i numeri offrono spunti preziosi per capire dove la squadra stia crescendo e dove possa ancora migliorare.
I dati: più qualità e precisione nelle conclusioni
Partiamo dalla fase offensiva. Il dato più significativo riguarda i tiri in porta: 6 delle 14 conclusioni totali verso la porta blucerchiata hanno inquadrato lo specchio. Nelle prime sei giornate l'Arezzo figurava all'ultimo posto del campionato con una media di appena 2,7 tiri nello specchio a gara. A Genova c'è stato il raddoppio delle conclusioni nello specchio, ingrediente indispensabile per trovare la via della rete con continuità. Lo dimostra anche l'episodio del vantaggio firmato da Arena: un tiro insidioso che, complici il campo bagnato e la serata no del portiere Vindahl, si è trasformato nel gol del momentaneo pareggio.
Il miglioramento, però, non è stato soltanto quantitativo ma anche qualitativo. Oltre alla gemma balistica da fuori area di Chierico che ha deciso il match, va ricordato il palo clamoroso colpito da Sala dopo un dribbling secco. Restano nei dettagli anche la ripartenza di Tavernelli — innescata da una favolosa veronica dello stesso Chierico al limite della propria area — e la doppia chance nel finale capitata a Pattarello su assist di Renzi (compreso il gran sinistro all'incrocio poi annullato per fuorigioco). Se quelle occasioni fossero state concretizzate con maggior cattiveria, si sarebbe evitata la sofferenza fino al settimo minuto di recupero.
Resta tuttavia la sensazione netta di una squadra viva, affamata e sempre più consapevole dei propri mezzi. Ora la testa va subito al Benevento: al Comunale servirà la stessa identica grinta per confermare che questa corsa è solo all'inizio.
