EuroLeague - Un ritratto di Daniel Hackett di Giorgio Gandolfi

21.01.2021 14:21 di Antonio Bruno   Vedi letture
Fonte: La Provincia di Cremona Giorgio Gandolfi
EuroLeague - Un ritratto di Daniel Hackett di Giorgio Gandolfi

Quando Daniel Hackett parla, l'accento pesarese si nota subito. Pesaro è la sua casa, il suo rifugio, dove ci sono gli amici di sempre e dove organizza un torneo all'aperto Elev8 con giocatori di Serie A, A2 e B.

Hackett è nato a Forlimpopoli, con il padre Rudy, che ha giocato a lungo in Italia, tra Reggio Emilia e Forlì, ed ha sposato un'italiana, Katia Monari. Daniel inizia a giocare nelle giovanili di Pesaro, poi in una scuola media americana ed alla Southern California University, dove gioca con giocatori del calibro di OJ Mayo, Nick Young, Ta] Gibson e DeMar DeRozan, che hanno giocato o giocano nell'Nba.

Torna in Italia e firma per la Benetton, ma, dopo un anno a Treviso, nel 2010 si accorda con Pesaro. Qui si crea un rapporto di stima ed amicizia con quello che lui chiama " lo zio ", Franco Del Mo ro, attualmente direttore generale della Kleb Ferrara di A2, e che, a quel tempo, era Presidente della Scavolini. 

«Se avessi un figlio ­ dice Del Moro ­ vorrei che fosse come lui. Nella sua vita ha avuto certamente degli alti e bassi ed episodi in cui è stato attaccato, ma chi lo conosce bene sa che ha una profondità d'animo unica ed è sempre disponibile. Ci sentiamo molto spesso, anche dopo ogni partita. 

Se ha qualche problema ci confrontiamo e sono orgoglioso di questo rapporto. L'intensità in ogni aspetto della sua vita è una delle sue caratteristiche: l'ho visto giocare con la stessa determinazione sia al Campetto a Pesaro, che in Eurolega, ma sempre rispettando l'avversario».

Anno dopo anno Hackett migliora e da Pesaro firma per la Mens Sana Siena e trova come allenatore Luca Banchi, che poi avrà anche a Milano, dove si trasferisce a dicembre del campionato seguente, e con lui vince due scudetti consecutivi, tra i pochi giocatori, con due squadre diverse, come anche lo ritrova a Bamberg in Germania.

«Agli inizi della carriera -­ dice Banchi -­ era considerato troppo piccolo, non atletico, ma dovrebbe essere portato ad esempio ai giovani giocatori. Ha una costanza, una dedizione al lavoro ai massimi livelli, sia dal lato tecnico, che fisico, che ho visto in pochi giocatori. 

È stato fonda mentale per ii mio tipo di basket, sia a Siena, che a Milano. È un play moderno, che capisce il gioco, che difende su più di un ruolo ed
è un vincente. È un giocatore che negli Usa chiamano "gamer", che cioè si esalta in partita, con un grande istinto per il gioco, senso tattico e feeling con i compagni».

I primi tempi a Siena, come ricorda Banchi, giocava con il freno a mano tirato, era sì sempre disponibile, ma senza quella "garra", per usare un termine
spagnolo, cioè senza mettere in campo una grande determinazione fisica e mentale.

Dopo un colloquio con Banchi, Hackett si trasforma e gioca con mio spirito più libero e fornisce grandi prestazioni, vincendo il titolo di mvp della Supercoppa, Coppa Italia e finali di campionato.

«Era un po' come cavalcare un purosangue al Palio di Siena, impegnativo, ma molto stimolante. Da quel momento si è stabilito tra noi un rapporto di fiducia reciproco e di stima, che dura ancora adesso».

La consacrazione internazionale avviene con il suo passaggio all'Olympiacos Pireo, sotto l'ala protettrice di un giocatore di grandissimo livello come Vassilis Spanoulis. Un infortunio banale, una scivolata su un adesivo, ma con gravi conseguenze, lo costringe ad una lunga lontananza dai campi. 

Ma lui lotta come sempre, si riprende e va a giocare al Bamberg con Andrea Trinchieri prima, e poi ancora con Banchi, per approdare infine nel 2018 al Cska Mosca, con cui si afferma definitivamente, vincendo nel 2019 l'Eurolega.

Tra i suoi trofei, oltre ai due titoli italiani ed all'Eurolega, annovera anche un campionato greco ed uno russo.

Alla grande difesa, lettura del gioco, tenacia e maturità (grazie anche alla presenza della moglie Elisa, della figlia Victoria e dell'ultimo nato Liam), ha aggiunto ogni anno un tassello al suo gioco, come anche un tiro da tre con percentuali che non permettono agli avversari di lasciar lo libero di tirare. 

Una vita sull'otto volante, con alti e bassi, anche dal lato personale, ma sempre con un grande carattere e senza mai cambiare le proprie doti umane.