Fibromialgia e Sport: Quando il Movimento diventa Medicina Naturale.

Capire la Panalgesia: diagnosi per esclusione e gestione del dolore cronico.
29.01.2026 21:13 di  Antonio Bruno   vedi letture
Fonte: Dott. Luca Baiera Master Universitario in Posturologia
Fibromialgia e Sport: Quando il Movimento diventa Medicina Naturale.

SPORT E FIBROMIALGIA: L’UNO A SUPPORTO DELL’ALTRA

Negli ultimi anni, si sente parlare sempre più di Fibromialgia detta anche Sindrome di Atlante ma, a dispetto dei tempi, questa patologia fu scoperta e conosciuta intorno agli anni ’60 con il nome di PANALGESIA; Essa, è considerata una vera e propria sindrome, caratterizzata inizialmente da una notevole difficoltà nella diagnosi poiché la sua origine di natura idiopatica e per lo più sconosciuta, è caratterizzata da una dolorabilità cronica diffusa in tutto il corpo, accompagnata altresì da una moltitudine di risvolti a livello sintomatico spesso invalidanti anche dal punto di vista della vita sociale e quotidiana da parte del paziente che ne soffre, come l’astenia, l’insonnia nonché, tra le tante, una particolare forma di reumatismo extra-articolare non di normale natura infiammatoria, del tutto “sui generis”.

Come già evidenziato, l’eziologia di tale patologia non è ancora del tutto chiara bensì di difficile inquadramento diagnostico, non foss’altro perché essa sembrerebbe dipendere da molti fattori che interagiscono contemporaneamente tra loro come per esempio una supposta familiarità genetica piuttosto che una reazione allergica non meglio identificata a livello dell’assetto immunitario del soggetto ovvero disfunzioni generiche inerenti l’attività dei recettori neurologici; unitamente ai suddetti ipotetici fattori, se ne annoverano altri di natura forse ancor più soggettiva, come un eventuale trauma fisico o psichico vissuto in modo molto rilevante e dirompente.

Le difficoltà odierne nell’individuare tale patologia, sono dovute anche al fatto che, ad oggi, non esiste un vero e proprio esame diagnostico strumentale o specifico di laboratorio, ragion per cui la prassi clinica suggerirebbe l’andamento ad esclusione per accertarne la presenza.

Relativamente al trattamento, gli studi degli ultimi anni in materia di approccio Biosanitario allo Sport e all’Attività Fisica hanno evidenziato sempre più la necessità di considerare il Movimento come un vero e proprio “Farmaco Biologico e Naturale” per l’organismo, sia come prevenzione che come cura non farmacologica tra cui, in questo caso, proprio la Fibromialgia; a tal proposito, il modo migliore per il paziente fibromialgico di svolgere attività fisica terapeutica, è quello di praticarla immerso in acqua calda poiché quest’ultima riduce il dolore grazie al rilassamento dei muscoli e al lavoro antigravitazionale.

Questo non precluderà lo svolgimento di esercizi anche al di fuori dell’acqua, c.d. a secco e sotto la stretta osservazione di un Professionista del Movimento, dove l’intensità dovrà essere di livello medio/basso, tale da evitare l’insorgenza dei c.d. DOMS (Indolenzimenti Muscolari ad Insorgenza Ritardata) che sarebbero assolutamente controproducenti.

L’allenamento di un soggetto sofferente di Fibromialgia è composto di tre fasi: riscaldamento, fase centrale e fase di defaticamento. Nella fase centrale, della durata di circa trenta minuti, il lavoro sarà prevalentemente aerobico (65%-75% della Frequenza Cardiaca Massima) improntato su esercizi a corpo libero con modalità continuativa.

Infine, a sostegno della terapia non farmacologica, negli ultimi anni si è rivelato di grande supporto anche l’apporto Olistico del Training Autogeno inteso come “Terapia di Rilassamento Muscolare Profondo”, finalizzato all’allentamento della sintomatologia dolorosa diffusa ed al raggiungimento del giusto equilibrio psicofisico.

Dott. Luca Baiera Master Universitario in Posturologia