Di Ernesto Piomboni : Otello Lorentini in ricordo della tragedia dell 'Hyesel

Una persona eccezionale, generosamente umana.
28.05.2020 21:36 di Antonio Bruno   Vedi letture
Fonte: Ernesto Piomboni
Di Ernesto Piomboni : Otello Lorentini in ricordo della tragedia dell 'Hyesel

Da sempre il 29 Maggio è un giorno, che per me ha un significato particolare, a cui sono indissolubilmente da sempre legato ben prima di quel 29 maggio 1985, che tragicamente troncò la vita di trentanove persone e che sconvolse per sempre quella dei loro cari. Sappiamo tutti che fra le trentanove vite spezzate di Bruxelles due erano giovani nostri concittadini: Giuseppina Conti di 17 anni e Roberto Lorentini di 31 anni, quest'ultimo, medico, già salvo, tornò indietro per aiutare gli altri ed in quel frangente rimase travolto da quell'orda umana, per questo suo eroico gesto è stato insignito della medaglia d'argento al valore civile.

Oggi, però, a trentacinque anni da quei drammatici eventi, dopo aver reso doveroso omaggio alle vittime, vorrei provare a ricordare una persona unica, che sinceramente non posso dire di aver conosciuto bene, ma con la quale ho qualcosa in comune, in più a questa persona è legato uno dei ricordi più belli della mia infanzia.

Fino a qualche tempo fa sapevo chi fosse solo leggendo sui giornali ciò che stava facendo, poi qualche anno fa ho conosciuto Andrea, il figlio di Roberto Lorentini ed ho scoperto chi era Otello Lorentini suo nonno, una persona eccezionale, con tanto coraggio e sete di giustizia, che mai si è arreso di fronte a poteri enormi, che avevano il solo interesse di tenere nascoste le responsabilità di chi quella sera per vergognosa sufficienza e negligenza avevano permesso il compiersi di quella strage. La sua forza di volontà portò a distanza di anni, dopo innumerevoli battaglie e a parziale consolazione, a ottenere giustizia per le trentanove innocenti vittime.

Ciò che mi lega ad Otello è che siamo nati nello stesso paese, mi piace pensare che la sua caparbietà, la sua diversità nel non accontentarsi della giustizia dei potenti e delle verità già scritte, venga anche da questo luogo. In effetti il nostro paese natale è un paese strano come un po' strani lo siamo tutti noi che ci siamo nati, vissuti o che in qualunque altro modo ci siamo legati. Chi vi nasceva poteva essere nato a pochi metri di distanza da un altro, di qua o di la della strada e contemporaneamente poteva essere nato in ben tre luoghi diversi, le particolarità degli abitanti probabilmente è/era dovuta a questo, ma anche alle sorgenti d'acque minerali che ne costellavano il territorio. Una di queste la Sorgente del Paradiso si trovava proprio sotto il Paradiso, dove da lì si ha il controllo totale della Valle dell'Inferno, in più noi paesani da sempre abbiamo potuto raggiungere la Luna senza aspettare il 20 luglio 1969, se però guardate nelle carte d'identità di chi è nato o vissuto lì non vi troverete mai il nome del paese.

Otello Lorentini è in buona compagnia fra le persone nate o legate per origini parentali a questo paese: E.G. con un particolare nome d'arte è un artista a tutto tondo fra i più famosi in Italia, M.S. un politico importante che è stato deputato per più legislature fra gli anni 70 e 80, S.P. storico e canonico, A.T uomo di cultura, politico, editore e fondatore di uno dei quotidiani più importanti della secolo passato, G.B. docente universitario ed economista di fama mondiale, i fratelli E.G. e G.G. uno critico cinematografico e personaggio televisivo, l'altro insegnante e fine autore.  

Come ho detto uno dei più bei ricordi della mia infanzia ha per protagonista Otello ed è un ricordo vivissimo ancora oggi a distanza di tantissimi anni. Prima però di riandare a quel momento, sforzandomi con la mente, mi sovviene un altro ricordo, un ricordo che riporta ad un assolato pomeriggio di fine primavera o inizio estate del 1974. Ero certo di aver visto Otello in un'unica occasione, di non avere alcun ricordo e neppure di aver mai visto il figlio Roberto, invece mi sbagliavo, quel pomeriggio, un mercoledì, di questo ne ho la sicurezza, ho avuto un'altra prova della generosità e dell'attenzione che tutti e due avevano nei confronti dei più deboli. A Otello in paese era rimasto uno zio ed un cugino, Domenico e Marcello. Marcello per un problema alla nascita aveva delle difficoltà, era un bambino in un corpo d'adulto. Domenico non abbandonava mai Marcello, nei suoi occhi c'era sempre un velo di tristezza, probabilmente la paura del domani per il figlio. Quel pomeriggio, mi ricordo bene, ero seduto fuori dal bar, quattro persone, Domenico, Marcello, un signore ed un giovane più o meno della mia età, entrarono probabilmente per prendere un caffè. La cosa che più mi sorprese all'uscita, fu il volto di Domenico, disteso, gli occhi non avevano il solito velo di tristezza, poi i quattro s'avviarono verso via della ferrovia, dove forse avevano parcheggiato l'auto o da dove potevano aver raggiunto la stazione. Domenico e Marcello ritornarono dopo poco, gli occhi ancora sorridenti, non si fermarono al bar, solo Marcello mi venne per un attimo vicino ed orgoglioso mi ripete più volte: è mio cugino, è mio cugino studia da dottore, è mio cugino... . Con il tempo ho capito che il signore ed il giovane altri non erano che Otello Lorentini ed il figlio Roberto. Come dicevo a Otello Lorentini è legato un ricordo fra i più belli della mia infanzia. Il 28 Maggio di tanti anni fa fu il giorno della mia prima comunione, mi arrivarono tanti bellissimi regali, ma non ero molto contento, mi aspettavo un regalo, il più bello di tutti, un pallone di cuoio,il mio primo pallone di cuoio, che non arrivò. Il giorno dopo era il mio compleanno, mio nonno, sapendo e capendo il perché della mia tristezza, mi regalò dei soldi dicendomi vai e compraci il pallone. Alcuni giorni con mia madre andammo ad Arezzo, entrammo in un negozio di articoli sportivi in piazza S. Francesco e qui senza saperlo vi trovammo Otello Lorentini. Con mia madre parlarono del più o del meno, delle persone del paese, di come stava quello o quell'altro, Otello mi fece vedere tre palloni, fra i quali uno bellissimo, peccato che era il più caro di tutti. I soldi che mio nonno mi aveva dato a malapena bastavano per quello che costava meno, il più brutto dei tre. Ero triste, figuriamoci se mia madre spendeva una lira in più per un inutile, secondo lei, pallone. Tristissimo, a malapena trattenevo le lacrime, convinto che sarei uscito con il pallone più brutto, invece, invece Otello vedendomi in quello stato, mi dette il pallone più bello praticamente al prezzo di quello più brutto. Immaginatevi, l'emozione, il quasi pianto di dolore che immediatamente si trasformò in lacrime di gioia. Otello non si limitò a questo, fu prodigo di consigli e mi regalò anche il grasso per poterlo conservare più a lungo. Non vi dico come uscii dal negozio, toccavo il cielo con un dito, prima di giocarci quel pallone dormì con me per tanto tempo. Ecco è stata quella l'occasione in cui ho conosciuto Otello Lorentini, una persona eccezionale, generosamente umana.

Non so se avete capito qual'è il paese natale di Otello e mio, se non l'avete capito ve lo dico io, è Ponticino. Vorrei terminare rinnovando la richiesta rivolta al sindaco di Laterina Pergine Valdarno, Simona Neri, estendendola anche al sindaco di Civitella in Val di Chiana Ginetta Menchetti, dal momento che Ponticino fa parte anche di quel comune, di trovare il modo per onorare degnamente una persona come Otello Lorentini dedicandogli una strada, una piazza, un qualcosa che ricordi per sempre chi è stato e la sua battaglia vinta per dare giustizia ai più deboli.