Di Giorgio Ciofini : FINIAMOLA!!!

26.05.2020 13:58 di Antonio Bruno   Vedi letture
Fonte: Giorgio Ciofini
Di Giorgio Ciofini : FINIAMOLA!!!

“Finiamola!” - urlò distrutto alla moglie il marito senza eredi maschi, alla decima figlia femmina! E Finiamola la chiamò. Dopo la quarantena, in convivenza, anche noi gridiamo quel nome alla luna, che di lassù ci guarda stupita e affranta. Selene ci regali un po’ della sua pallida luce, a rischiarare questa lunga notte di fantasmi. Il Virus governativo (pare) sia opera di padre Pio, per tenere in sella Conte (suo conterraneo).

La notizia circola sul Web alla mozzarella di Bufala e suona a stormo le campane di San Giovanni Rotondo.

Ma non ce n’era affatto bisogno. Già bastava (e avanzava) la paura di perdere la poltrona dell’emiciclo, la più preziosa, ove riposa l’arcobaleno costituzionale, rubando anche i colori dell’iride. Ormai, sui seggi di Montecitorio, sono rimasti solo il bianco, il giallo cremisi, il nero e Salvini.

L’homo erectus, allergico alle poltrone, che va avanti a tramezzini e strapuntini. Pare che anche dorma da ritto. Come quando spianò il governo giallo-verde ed è ancora (in piedi) al muro del pianto. Pentito tra gli eretti (del celodurismo) e gli eletti al bar del Transatlantico, o affacciato da un oblò di poppa a far la vedetta (lombarda) ai barconi, o in treno a godersi, dal finestrino del corridoio, il panorama italico e gli ameni Borghi tra Savona e Bagnai (la sesta terra aggiunta), in piedi sempre.

Dunque Finiamola col Virus, che ha messo il dito anche tra moglie e marito e con gli artigiani di Poltronesofà, senza lavoro e senza vacanza, senza reddito e senza cittadinanza. E Finiamola pure con gli Amici disgiunti, i nemici congiunti e con l’Amore a distanza, che si fa con la Scienza dell’equivoco, o in bagno da sé.

Del resto, compagni e compagnie d’ogni tipo sono a rischio assembramenti (anche piacevoli), che potrebbe avvistare la moglie, o una virologa, o il Sant’Uffizio, o un assistente civico, o la Meloni, o Almirante in persona, dall’altro ieri convertito (meno male) alla democrazia e addio reputazione.

Questa, tuttavia, Finiamola subito con Indro Montanelli, partigiano di destra che, imprigionato dai nazifascisti, rischiò la pelle ai tempi della Repubblica di Salò e dell’uomo forte.

Intanto la donna forte cresce e si rifà il trucco. Sbiadisce, col fondo tinta, il ricordo dell’immane tragedia, sdogana la nostalgia e il genere femmina, spedendo un saluto romano alle donne d’Italia. Un colpo da vera Amazzone, da cavalla di razza, in attesa della marcia delle donne su Roma. Del resto l’anno 22 arriva presto.

Allora dai, Finiamola! anche con le ipocrisie, che in politica il fine giustifica i mezzi. Machiavelli docet. La storia pure e la cronaca con Xi Jiping e Trump, Fratoianni e Salvini, Erdogan e Putin, Casalini e Casapound, Renzi e Berlusconi in mezzo al mare, col cannocchiale, a cercare l’isola che non c’è (Edoardo Bennato ci perdoni l’audace accostamento). Ce n’è, come si vede, per tutti i gusti.

Tapparsi il naso e chiudere l’uscio col chiavistello, prego. Ma il mondo è bello perché è vario e non c’è ragione alcuna per meravigliarsi.

Ce n’è semmai per sbottare, perché la storia non si può cambiare, né tantomeno rivoltare come un calzino. Né si può impastare, infarinare, manipolare, stirare, ribaltare, tagliare a strisce fina fina, per farne un piatto di tagliatelle della nonnina, che in guerra perse figli e marito.

Finiamola! dunque con le acrobazie, col truccare le carte, bruciarle, occultarle, finiamola di dimenticare. Non c’è delitto peggiore e più denso di sventure, che profanare la memoria. Il presente ci sfugge, il futuro non esiste, il passato siamo noi.

La memoria è il filo che lega il tutto, che forma la nostra coscienza, l’identità singola e collettiva. È vita, comunità, appartenenza, condivisione, emozione, orgoglio, storia, umanità. Senza memoria semplicemente non esistiamo.

Cialtroni è il titolo del libro uscito postumo su Montanelli, a cura di Paolo di Paolo, che ha per sottotitolo: Da Garibaldi a Grillo. Gli italiani che disfecero l’Italia. È la chiosa amara in calce all’esistenza di un grande giornalista, forse il maggiore del secolo scorso, spesa per capire l’Italia e gli italiani. Montanelli, ormai quasi novantenne, quando le illusioni finiscono e il disincanto è totale, si chiede: “Ma il Paese è meglio della sua classe politica?

È la domanda delle domande, che non piace ai demagoghi, perché è un macigno sulla ipocrita adulazione del popolo votante. Il motivo vero è che, ciò che dicono, è l’esatto contrario di quello che pensano. Adulando, scherniscono. La risposta di Montanelli (implicita) è la nostra.

E la salvezza? Sta nel tenersi fuori, in disparte, a distanza, da Apoti, per proteggere la libertà individuale e l’autostima, senza beccarsi come polli, che poi finiscono tutti nel tegame. Col Virus, almeno, ci stiamo allenando al distanziamento.

Certo non si può restare neutrali, di questi tempi globali, fare finta di niente, seppellire le emozioni, le idee. L’alternativa, però, è fare gli acrobati sul filo in moto e senza rete. E non è praticabile.

Si veleggia così senza bussola per i mari di Internet, come fossero gli oceani di Soldini, marinai in bicchier d’acqua, barchette di carta, mascherine d’un carnevale universale, il web al posto del cielo, i sogni compagni dell’incubo quotidiano.

E allora Finiamola! non in bellezza, come richiede del resto la circostanza! Ma Finiamola! all’altezza dei tempi e delle taglie, passando da Montanelli a Maria Giovanna Maglie. Il salto, lo so, è pari a quello di Astolfo, che andò sulla luna a cercare il senno di Orlando, perduto per amore di Angelica. Maria Giovanna, però, che va a tramezzini (dieci alla volta) e negli strapuntini non c’entra neanche a pigiarla, pur militante dello stesso campo, è il contrario di Montanelli e, con Angelica, stanno insieme come la Bella e la Bestia.

Lei Maria Giovanna eroiena, una vita tra Sallusti e Dalema, è la testimonianza più vera, che la beltà è l’ultimo degli ingredienti per fare carriera. Lei, che ricorda l’Orco di Pollicino, che a guardarla fa tornare l’incubo bambino, è l’immagine del riscatto del genere femmina (ammesso e non concesso). In fondo ci ricorda, grida, che il mondo non è solo bianco e nero e che, se c’è vita, c’è sempre un barlume anche nel buio. Grazie, per questo, a Maria Giovanna.