La “Catena Umana” del Terziario per chiedere di far convivere salute e lavoro

Lunedì 1° marzo 2021 su iniziativa di Confcommercio e Confesercenti ad Arezzo e in altre dieci città toscane (Firenze, Grosseto, Massa, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Siena e Viareggio)
03.03.2021 21:26 di Antonio Bruno   Vedi letture
Fonte: Ufficio Stampa Confcommercio e Confesercenti di Arezzo
La “Catena Umana” del Terziario per chiedere di far convivere salute e lavoro

Si è svolta oggi (lunedì 1° marzo 2021) ad Arezzo, in contemporanea con altre dieci città toscane, la mobilitazione “Salviamo le imprese” organizzata dalle associazioni di categoria Confcommercio e Confesercenti per rivendicare una diversa gestione dell’emergenza pandemica, in grado di conciliare diritto alla salute e diritto al lavoro.

Ad Arezzo la manifestazione, statica, composta e silenziosa, ha visto una “catena umana” lunga poco meno di un chilometro snodarsi lungo corso Italia, l’antico borgo maestro della città, dalla Pieve di Santa Maria ai Bastioni di Santo Spirito. A comporre la catena oltre 450 imprenditori, professionisti e dipendenti delle imprese del terziario di tutta la provincia, che - uniti simbolicamente da un nastro tricolore, ma distanziati l’un l’altro come vogliono le normative di sicurezza antiCovid - hanno voluto manifestare pubblicamente la propria sofferenza e le difficoltà in cui vivono ormai da un anno, potendo lavorare solo a scarto ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi) o addirittura per nulla (il mondo dello sport, dello spettacolo, degli eventi e dell’intrattenimento).

“Se il Governo continua, dopo un anno, a non garantire il diritto al lavoro in nome della salute, avrà sulle spalle la responsabilità civile, morale e sociale della distruzione economica del nostro Paese”, dicono con fermezza i presidenti della Confcommercio di Arezzo Anna Lapini e di Confesercenti Mario Landini, che hanno coordinato la manifestazione aretina insieme alla vicedirettrice di Confcommercio Catiuscia Fei e al direttore di Confesercenti Mario Checcaglini.

I dirigenti delle due associazioni di categoria hanno dato il via al “flash mob” di fronte alla Pieve di Santa Maria, poi hanno percorso insieme il corso camminando a fianco della “catena umana” per arrivare ai Bastioni di santo Spirito e, da lì, dirigersi verso la Prefettura per consegnare nelle mani del Prefetto il documento unitario contenente dieci richieste degli imprenditori del terziario, con la preghiera che il massimo esponente locale dello Stato se ne faccia portavoce presso il governo nazionale. Tra i presenti, anche i rappresentanti della Regione Toscana, della Provincia di Arezzo e molti sindaci dei Comuni aretini.

“Dieci richieste ma che possono riassumersi in due principali: poter tornare tutti al lavoro, pur con le regole e limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia, e – laddove questo non fosse possibile – avere ristori dignitosi e sufficienti per tirare avanti continuando a garantire l’occupazione”, dicono i presidenti Lapini e Landini.

“L’emergenza pandemica non è più solo sanitaria, ma è diventata anche economica, in maniera sempre più drammatica con il passare dei mesi”, si legge nella premessa del documento unitario di Confcommercio e Confesercenti, “abbiamo accettato con grande senso di responsabilità tutte le misure di sicurezza che venivano imposte alle nostre attività dal Governo, investendo tempo e denaro. Ma la pandemia non si è arrestata e pare purtroppo ancora lontano il momento in cui potremo dirci completamente fuori dal pericolo. Il piano vaccinale va avanti ancora troppo lentamente e le nostre imprese continuano ad arrancare attingendo ai risparmi personali (i pochi rimasti) dei titolari, ai fidi bancari (che vengono erogati sempre meno) e ai pochi ristori arrivati dal Governo e dalla Regione Toscana”.

Da qui la fortissima preoccupazione “per il futuro delle nostre imprese ma anche per quello dell’occupazione, soprattutto alla luce dell’eventuale sblocco al divieto dei licenziamenti”. Poi, gli interrogativi che restano ancora aperti. Su tutti, uno: “non comprendiamo perché, di tutti i settori economici esistenti, solo il nostro sia stato colpito così duramente dalle restrizioni e dalle chiusure. Mentre interi comparti del terziario sono stati completamente bloccati (si vedano le palestre, i cinema, i teatri, le discoteche, il settore degli eventi) o possono lavorare solo a singhiozzo e a regime ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi o i negozi di moda), imprese di altri settori sono rimaste ferme solo per poco più di 15 giorni. Come se il pericolo di assembramenti e contagi riguardasse esclusivamente le aziende ed i lavoratori del terziario”.

“Lo Stato – prosegue il documento - non può scaricare sulle nostre spalle tutto il peso di una situazione drammatica, come se la diffusione del contagio dipendesse dalla nostra attività. Se così fosse, la pandemia sarebbe già conclusa da tempo, invece i contagi continuano anche quando le nostre aziende sono chiuse. Le nostre attività si svolgono in luoghi controllati e controllabili. Se è necessario il vaccino, chiediamo di essere vaccinati. Se si devono rivedere i protocolli, siamo pronti a rivederli. Ma questo deve servire a ridarci la dignità del lavoro”

“Noi siamo convinti che salute e lavoro possano e debbano convivere. Ma, soprattutto, pensiamo che “il futuro non si chiude”: dobbiamo quindi imparare a convivere con la pandemia, mettendo in atto – se necessario – misure ancora più restrittive per regolare le nostre attività, ma senza bloccarle totalmente, nel rispetto di quel diritto al lavoro sancito dall’articolo 4 della Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”.

Il documento consegnato al Prefetto di Arezzo, il medesimo che nello stesso momento è stato consegnato ai prefetti di tutte le altre città toscane coinvolte nella mobilitazione, si conclude dunque con le dieci richieste:

ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato;

riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse;

moratoria fiscale per gli anni 2020-2021;

proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021;

rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti;

taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese;

creazione di un piano “ripartenza” per il terziario;

vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario;

pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi;

passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue.