Arezzo vs Padova, Le pagelle di Giorgio Ciofini

22.10.2020 14:18 di Antonio Bruno   Vedi letture
Fonte: Giorgio Ciofini
Arezzo vs Padova, Le pagelle di Giorgio Ciofini

Pagelle? No grazie. Oggi Giovedì 22 ottobre 2020 (data di pagella per Museo amaranto) basta e avanza un voto di gruppo. Così si faceva all’Università degli asini e così recita la classifica, dopo 6 giornate. Dunque 1 per tutti (da ripetere anche in lettere) come negli assegni bancari. Assolti Cerci (perché non ha commesso il fatto) Sane e Di Nardo (per insufficienza di prove).

E Camplone? Già è un eroe, se non fa le valigie e non scappa dopo la prima, come fece un giorno Cerantola. All’allievo di Giovanni Galeone, vero maestro di calcio e vita, che indossò la maglia amaranto negli anni cinquanta e che vidi giocare al Mancini, certo non manca il coraggio. Manca la materia prima per fare una squadra all’altezza. Cioè giocatori importanti nei ruoli chiave.

Il tecnico pescarese, nel giorno di presentazione, ha detto che ogni reparto deve avere una guida, Certo, una guida, non c’è là di dietro e nel mezzo, il reparto chiave. Visto, ad esempio, Ronaldo Pompeu Da Silva? Pareva Ronaldo e basta, in confronto. Inoltre un esterno basso mancino e un portiere all’altezza, non si avvistano neanche col binocolo. Questo per limitarci al reparto arretrato.

Resta poi la domanda delle domande?

Che voto (postumo) diamo a Di Bari, l’uomo che ha chiamato Potenza e che ha disegnato, con le sue mani, un Arezzo senza capo né coda? Fate voi, ma mi raccomando con voi della Minghelli, che non siete dei moderati: non condannatelo alla ghigliottina! In fondo si parla solo di calcio.

Uno per tutti, dunque, in questo vero Gioivedì 22 e siamo generosi, perché non è stata una sconfitta. È stata una disfatta, umiliante e indigeribile al di là della “manita” impostaci dal Padova di Mandorlini. Ma non siamo siamo sicuri che non fosse il Real di Zidane? In campo si sono palesate tre categorie di differenza. Dunque delle due l’una. O era il Real, o non ci resta che piangere.

Perfino la gogna finale, voluta da Camplone, che ha portato la squadra e lui stesso dai quattro gatti della MInghelli, è stata triste, come quella curva vuota, perchè privata di tamburi, striscioni e bandiere!!! Un’assurda fede di stoffa. Uno anche alla Minghelli.

Camplone, forse, non farà le valigie come Cerantola ma, per salvare l’Arezzo, gli toccherà architettare un miracolo, possibile solo se avrà al suo fianco la Società e la Piazza. La prima dovrà tornare sul mercato, aspettando Cerci e (si spera) Belloni. L’altra dovrà esercitare l’arte della pazienza e della fede, nel ricordo dell’impresa totale. Occorre ricostruire quel clima, anche se il Covid certo non aiuta.

C’è necessità immediata di trovare rinforzi veri. I primi nodi da sciogliere riguardano Picchi e Belloni in lunga degenza. Toglierli, o lasciarli nella rosa dei 24? “Dipende dai tempi di recupero” - ha risposto l’altro ieri il Dg a proposito di Nicola, alle prese con la pubalgia. Certo Belloni è una cosa e Picchi un’altra. Però i 99 punti a disposizione, sono già diventati 96, il tempo fugge e questo Arezzo, che ne ha fatto uno in sei partite, ha bisogno di decidere senza perdere tempo ulteriore.

Forse, aspettando Cerci, Belloni e i rinforzi, c’è da ripensare anche il modulo. Camplone non ha bisogno di consigli, ma Pesenti e Cutolo (o Merola), hanno bisogno di giocare vicini, per sfruttare al meglio le loro qualità. O i loro limiti. Questa squadra ne ha troppi e, ora, uno più grande di tutti: il tarlo che rode la fiducia.

Qui sta, oggi, il compito più arduo per Camplone. A questo proposito riprendiamo il commento di un saggio tifoso che, alla fine, non aveva parole e ha chiosato la disfatta con un “Si può solo migliorare”, che introduce uno spiraglio di ottimismo, in una serata più nera del buio. Crediamoci almeno un po’.

In fondo questo Arezzo è stato troppo brutto, per essere vero fino in fondo. Però resta un punticino in sei partite e quelli della Lega ci hanno sbattuto fuori di Toscana, per inserirci nel girone di ferro. Verrebbe da dire, Dio ci perdoni, che ci può salvare solo il Covid.

Camplone aveva chiesto un paio di partite, per valutare la rosa. Una è bastata. Domenica, alla settima, si va nella tana della rivelazione Matelica, in un clima da ultima spiaggia. Paradosso e realtà combaciano. Eppure continuiamo a confidare in questa Società e in un ottimo tecnico che, alla prima, ha forse sopravvaluto la sua squadra, ma ha capito quanto lunga e difficile è la via che porta alla salvezza. Verrebbe da aggiungere: preghiamo, fratelli di fede amaranto.